Com’è nato il mio blog

«La vita è una serie di esperienze, ciascuna delle quali ci rende più grandi, anche se è difficile rendersene conto. Perché il mondo è stato creato per sviluppare il carattere, e noi dobbiamo imparare che i rovesci e le sofferenze che sopportiamo ci aiutano nel nostro cammino.»

La vecchia macchina da scrivere di mio nonno

Noi siamo ciò che viviamo, ma soprattutto noi diventiamo ciò che scegliamo di vivere.

Lavoro in campo medico da anni e sono a stretto contatto con una categoria piuttosto particolare di pubblico: persone in stato di bisogno. Ho imparato a concretizzare l’idea di bisogno e ho compreso che il rapporto umano che si instaura con chi ha delle istanze, è più prezioso di qualsiasi terapia. Sì, perché molto più spesso di quanto si possa credere, i nostri malesseri fisici derivano da uno stato di oppressione mentale. Questo è un male subdolo, si annida nel profondo e lentamente nel tempo, ci logora. In maniera silente si impossessa della nostra vita. Non ci rendiamo nemmeno conto di esserne succubi. Ho anche conosciuto persone gioiose, serene, persone che hanno vissuto le loro esistenze con ardente desiderio, ma hanno dovuto cedere alla limitatezza del loro corpo materiale. In tanti anni ho pianto molte magnifiche persone che sono venute a mancare. Tutto ciò mi ha fatto realmente realizzare quanto siamo effimeri.

Avete presente quando ci ripromettiamo di fare qualcosa, ma poi la quotidianità ci fagocita? Quando ci diciamo “adesso non posso, ho altre priorità, devo preoccuparmi di problemi più importanti, lo farò in un altro momento”? Ecco, così ci troviamo ad invecchiare nell’attesa del “momento giusto”. E nel frattempo dimentichiamo completamente che il momento giusto è un concetto, non esiste concretamente. Il momento giusto lo creiamo noi. Allora ho deciso. Di certo non potevo e non avevo alcun diritto di cambiare le persone che quotidianamente mi trovavo e mi trovo di fronte, ma potevo cambiare me stessa. Il mio atteggiamento. Ho pensato che forse, se fossi stata genuina ed entusiasta, avrei potuto mostrare almeno a qualcuno il mondo con i miei occhi, magari solo per cinque minuti. E sapete cosa succede? Si crea una condivisione. Chi si ha di fronte ci racconta qualcosa della sua storia, a volte con le parole, a volte con i gesti, a volte solo con il linguaggio non verbale. Ognuno ha una storia da raccontare e creando un legame di questo tipo, riempiamo reciprocamente il nostro bagaglio. Proprio quello che ci rende ciò che siamo.

Naturalmente possiamo sperimentare questa sensazione ovunque, ma vivere delle avventure in luoghi che i nostri occhi non hanno mai visto, le rende ancora più vivide.

Da sempre ho amato viaggiare, cosa che mi accomuna a una moltitudine di persone. Ciò che però rende per me ogni viaggio speciale è il creare un rapporto quasi fraterno con ognuno di essi. I viaggi sono per me amici, a ciascuno do un nome, gli dipingo un volto nella mia mente e quando arriva il momento di tornare a casa, li saluto con nostalgia.

Così, quando mi sono trovata immersa nel gelido clima del deserto di Magerøya e sopra la mia testa stava silenziosamente esplodendo l’aurora boreale ho capito. Ho capito che quella era vita, che avere la pelle tutta secca e piena di spaccature, sentire il freddo penetrarmi nelle ossa, sentire di essere completamente soggiogata dalla natura, mi rendeva viva, mi rendeva totalmente a contatto con gli elementi. Ho capito che noi siamo fatti per godere di ogni singolo istante e che esistiamo per condividere ciò che viviamo. Ho deciso che queste esperienze non dovevano essere l’eccezione, ma la regola. Certo, non posso vivere in viaggio ogni giorno della mia vita, ma posso rivivere quei momenti ogni volta in cui ci ripenso e perché no, anche organizzando la prossima avventura!

Questo è il mio carburante, ciò che mi fa crescere, ciò che mi da gioia. Tutti noi abbiamo bisogno di un obbiettivo, di uno scopo e spero di riuscire a suscitare in voi tutta l’emozione che io provo ogni volta che metto il piede fuori dalla porta.

Per vivere e crescere, insieme.

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